Book

 

 

TUKO PAMOJA !

photographed by the children of Korogocho

 

This photographic book is the fruit of the kids’ work in the school of Korogocho. It was born from the idea of casting a glance on the Korogocho reality as seen through its children’s eyes.

I immediately found exciting the thought of working together with the kids of the local St. John’s School and I took part in the project without hesitation. I involved Gianna, a friend who has been a perfect organizer: a sending of e-mails and from friends and acquaintances we got ideal cameras for the purpose, the so-called “compact”, then black/white and colour films… and here we leave for Korogocho!

The group, already formed and anxious to start a new experience, included eleven kids from 14 to 16. I discovered a professional environment and the way the kids understood the message and quickly threw themselves into the objective was astonishing.

Their concept of “photograph” was bound to that of family portrait. Now they had to carry out an introspective work to show us and their friends the meaning of “living in Korogocho”, by using two fundamental instruments: their eye and their heart.

The first “school” day we felt all embarassed: me, since I didn’t want to be considered a teacher, and them who, for the first time, had a new instrument in their hands, to work and have fun with. Our embarassment lasted very little, the tension broke, their attention and curiosity made the rest.

They started telling about their dreams, hopes and ambitions which later became their biography. They learnt how to hold the camera, horizontal and vertical position, framing, how to open the back, put the film inside and look into the camera, in a defined and, until then, unknown space.

We organized three shifts, in order to exchange cameras and films. At the end of each shift we discussed every result, the choice of the framing, the target’s closeness to make it present, the correct use of the flash and the caption on the back of each photograph.

An interesting travel was born… a fresh and brilliant one, natural and immediate, essential and simple, typical of kids living their everyday life in such a way.

In the book, the discovery of Korogocho starts from the above. Thousands of metal sheet roofs delimit an imaginary bounding and define the extension of the city. The dark and narrow alleys remind of fear, the inside of the houses recall the drama the kids have to suffer. To be noticed is the detail accuracy in the posters on the walls, in the sheets separating small rooms, in the crochet works decorating the few furnishings. Everything gives calmness, everything is lived with dignity, even by those kids sniffing glue or the man with the umbrella, who has just come out from the dump, showing his smile.

There is hope at Korogocho. It is named School, with its library, dancing course, painting, sport with football, athletics and above all the gym. Redemption of their condition depends on all this, it is the hope of changing their own reality and fighting for a better human condition.

To this hope we always had is due the obstinacy in having carried out the initial promise we made to the kids: the making of this book!

TUKO PAMOJA !

fotografata dai bambini di Korogocho

 

Questo volume fotografico è il frutto del lavoro dei ragazzi della scuola di Korogocho. Nato dall’idea di gettare uno sguardo sulla realtà vista dagli occhi dei suoi “figli”.

L’idea di poter lavorare assieme ai ragazzi della locale St. John’s School, mi è apparso da subito entusiasmante. Ho aderito senza la minima esitazione.

Ho coinvolto Gianna, una amica che è stata una perfetta organizzatrice: un giro di e-mail, ed ecco avute da conoscenti e amici le macchine fotografiche “ideali”allo scopo, le cosiddette “compatte”, poi rullini bianco-nero, colori e via verso Korogocho

Il gruppo degli undici ragazzi già formato e desideroso di intraprendere una nuova esperienza, varia tra i 14 e i 16 anni. L’ambiente di lavoro che mi sono trovato davanti mi è parso subito professionale, così come il modo sbalorditivo in cui i ragazzi hanno recepito il messaggio e si sono gettati rapidamente sull’obbiettivo.

Il concetto di fotografia che avevano i ragazzi era legato alla foto ritratto di famiglia. Ora dovevano invece compiere un lavoro introspettivo: mostrare a tutti noi e ai loro coetanei, cosa volesse dire “vivere a Korogocho”, utilizzando due strumenti fondamentali: l’occhio e il cuore.

Il primo giorno di “scuola” ci siamo sentiti entrambi imbarazzati. Io perché non volevo essere considerato un insegnante. Loro perché, per la prima volta, si trovavano tra le mani un oggetto nuovo, con cui avrebbero dovuto lavorare e divertirsi.

L’imbarazzo è durato poco, la tensione si è spezzata, l’attenzione e la curiosità hanno fatto il resto.

Così hanno cominciato a raccontare dei loro sogni, speranze e aspirazioni, che poi sono diventate le loro biografie. Hanno imparato come tenere la macchina fotografica, la posizione orizzontale, verticale, l’inquadratura; aprire il dorso, mettere il rullino e guardarci dentro, in uno spazio definito fino ad allora sconosciuto.

Tre sono state le turnazioni, dove si sono avvicendati per scambiarsi macchine e pellicole.

Alla fine di ciascuna turnazione, abbiamo discusso i risultati uno ad uno, sulla scelta dell’inquadratura, la vicinanza al soggetto per renderlo presente, l’uso appropriato del flash e il motivo didascalico riportato sul retro di ciascuna foto.

Ne è nato un viaggio interessante, fresco e brillante, naturale ed immediato, essenziale e semplice, proprio di ragazzi che vivono così la loro quotidianità.

Nel libro la scoperta di Korogocho inizia dall’alto. Le migliaia di tetti di lamiera segnano un confine immaginario, definiscono l’estensione della città. I vicoli stretti e bui ricordano la paura.

Gli interni delle case, la drammaticità che sono costretti a subire. Da notare l’accuratezza nei dettagli visibili nei poster attaccati alle pareti, nelle lenzuola che separano le piccole stanzine, nei lavori all’uncinetto che decorano i pochi arredi. Tutto conferisce pacatezza, tutto è vissuto con dignità. Persino da quei ragazzi che sniffano colla o dal signore con l’ombrello, appena uscito dalla discarica, che mostra il suo sorriso.

A Korogocho c’è speranza. Questa si chiama Scuola con la sua biblioteca, il corso di danza, la pittura, lo sport con il calcio, l’atletica e la palestra che ne è il pezzo forte. A tutto ciò è legato il riscatto dalla loro condizione, è la speranza che c’è nel cambiare la propria realtà e lottare per una condizione umana migliore.

A questa speranza che abbiamo sempre avuto è legata la caparbietà nel aver realizzato la promessa iniziale fatta ai ragazzi: la realizzazione di questo libro!